DOLORE. PAIN

Untitled

Running with my little EMILIE in mama heart

During the summer months I did not train well for the marathon. Always pain in my stomach. After giving birth they say it takes one year for the woman’s body to return to normal. Only in the last month in Norway I finally started to feel good and train well.

The Marathon. Good. No stomach ache. There were no reasons to stop. Anger in the legs. The pain and sadness present. I always run with a lot of people and great support. Emilie is with me for all the race giving me strenght and support. And also the big bro is giving me power by following me online.

I arrive, I sit on a bench and start crying. Emilie is not there. I can tell stories to myself but the reality is that she is not there. After April 7, I made myself busy with projects, work, and doing. A few days ago I decided to slow down inspired by a piece of a beautiful poem

Have you ever watched kids on a merry-go-round Or listened to the rain slapping on the ground? Ever followed a butterfly’s erratic flight Or gazed at the sun into the fading night? You better slow down Don’t dance so fast Time is short The music won’t last

And then I slowed down. And here’s the life. The pain that came to you. It crushes you. A huge void that I feel inside, in the depths of myself. We think about forgetting or relieving with doing. But then the pain comes again. It reminds you that it is better to  live it.

My little world collapsed. As life goes on, for me everything stopped. And nothing is the same anymore.

This is my pain. Right now. Small or big it may seem. Mild or heavy it may seem. A bullshit for those who think they are allowed to judge. They say that when such a high soul reaches your body, then it is even harder for Mom to leave it. The presence of Emilie in the heart is there, but also a wound to the heart. Sometimes, however, I feel a force that lets the pain to express but to not take over.

A force that makes us think that pain has to express itself and go out. It cannot remain inside.

that the pain will change,

That it will transform itself,

That it will make me find myself,

And as my friend Fariz says: show must go on.

I’m happy with the marathon time..3.50. I felt I could do better but did not want to dare. I did not want to risk to stop in the last 7 km. Emilie gave me the strength to go ahead, one step ahead of the other. I was feeling a good physical and psycological shape.

I did not run for her. I ran with her. Together we flew on the streets of New York.

In the following days, I passed trough the streets, the places, the people I was using to be during those three months I had spent in New York in 2007. And so I felt the drunkenness that the big apple had given me … that sense of freedom I had tried for the first time, the way that everything is possible, the exciting scent of the subway.

I had the chance to live again MY NEW YORK ten years later. And I was not alone. Emilie was with me. // The day after we registered to Berlin 2018.

Here they are some pics

7Durante i mesi estivi non sono riusicta ad allenarmi bene per la maratona. Sempre mal di pancia. Dopo un parto dicono ci voglia un anno perchè il corpo della donna torni alla normalità. Solo nell’ultimo mese in Norvegia ho iniziato finalmente a stare bene ed allenarmi bene.

La maratona. Bene. Niente mal di pancia. Non c’erano ragioni per fermarsi. La rabbia nelle gambe. Il dolore e la tristezza presenti. Corso sempre con un sacco di gente e un gran tifo. Emilie è con me per tutta la gara, dandomi forza e supporto. E anche il big bro mi gasa seguendomi online. Arrivo, mi siedo su una panchina e inizio a piangere. Emilie non c’è. Posso raccontarmi le storielle ma la realtà è che non c’è. Dopo il 7 Aprile mi sono buttata su progetti, lavoro, sul fare. Qualche giorno fa ho deciso di rallentare ispirata da un pezzo di poesia: Danza lenta.

E allora rallento. Ed ecco la vita. Il dolore che ti arriva addosso. Ti schiaccia. Un vuoto enorme che sento dentro, nel profondo di me stessa. Pensiamo di dimenticare o di alleviare con il fare. Ma poi il dolore arriva di nuovo. Ti ricorda che è meglio viverlo.

 Ora ti dirò una cosa scontata. Guarda che il mondo non è tutto rose e fiori, è davvero un postaccio misero e sporco e per quanto forte tu possa essere, se glielo permetti, ti mette in ginocchio e ti lascia senza niente per sempre. Né io, né tu, nessuno, può colpire duro come fa la vita. Perciò, andando avanti, non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi, e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti. Così sei un vincente! E se credi di essere forte, lo devi dimostrare che sei forte. Perchè un uomo vince solo se sa resistere. Non se ne va in giro a puntare il dito contro chi non c’entra accusando prima questo o poi quell’altro di quanto sbaglia. I vigliacchi fanno così e tu non lo sei! Non lo sei affatto! [Rocky Balboa]

Il mio piccolo mondo è crollato. Mentre la vita va avanti, per me tutto si è fermato. E nulla è più lo stesso.

Questo è il mio dolore. In questo momento. Piccolo o grande che possa sembrare. Lieve o pesante che possa sembrare. Una cazzata per chi si permette di giudicare. Dicono che quando un’anima così elevata arriva nel tuo corpo, poi per la mamma è ancora più difficile lasciarla. La presenza di Emilie nel cuore si, ma anche una ferita al cuore. A volte però sento anche una forza che lascia esprimere la sofferenza ma non prendere il sopravvento.

Una forza che fa pensare che il dolore deve uscire, deve esprimersi, deve manifestarsi. Non può rimanere dentro.

che il dolore cambierà,

Che si trasformerà,

Che mi farà trovare me stessa,

E come dice il mio amico Fariz: show must go on.

Sono contenta del tempo della maratona..3.50. Sentivo che potevo far meglio ma non ho voluto osare. Non volevo rischiare di fermarmi negli ultimi 7 km. Lei mi ha dato la forza di andare avanti, un passo davanti all’altro. Mi sentivo in buona forma fisica e psicologica.

Non ho corso per lei. Ho corso con lei. Insieme abbiamo volato per le strade di New York.

Ho avuto modo nei giorni successivi di ripercorrere le strade, i posti, la gente che frequentavo in quei tre mesi che avevo passato a New York nel 2007. E così ho sentito di nuovo l’ebbrezza che la grande mela mi aveva dato…quel senso di libertà che per la prima volta avevo provato, quel senso che tutto è possibile, il profumo eccitante della metropolitana.

Ho rivissuto la mia New York dieci anni dopo. E non ero sola. C’era Emilie con me. // Il giorno dopo ci siamo iscritte a Berlino 2018.

Ecco qualche foto

 

5 thoughts on “DOLORE. PAIN

  1. Giada says:

    Anch’ io con il pensiero … lontano lontano dall’ altra parte del mondo ho corso con te ! Coraggio … rialzati e vola il mondo ha ancora molte cose meravigliose da donarti 😘

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  2. mamma says:

    è sempre arricchente leggere i tuoi approfondimenti….quello sul dolore lo è ancora di più Sei una donna e una madre coraggiosa, il coraggio è una virtù del cuore; quella di chi nn ha paura di guardare e di stare con quello che la vita ci offre; tvb Gaia

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  3. Natalia Pradella says:

    Cara Gaia,BENEDETTO il giorno hai deciso di correre NewYork,MATERNO il pensiero di portare Emily con te,scrivendo anche il suo nome sulla tua T/shirt,LIBERATORIE le tue lacrime che mi hanno commossa,ma sono certa ti lasceranno una forza nuova.
    La forza che la maratona dona a chi la affronta e la vince.
    E tu l’hai stra-vinta !Sotto le 4 ore a NewYork è un eccellente risultato.Forza Gaia!
    Ti abbraccio.Nati

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