Feminism. Femminismo

suffragettes-300x200La cascata Bigar. Azzo è da un anno. O più. Che voglio vederla. E l’altro giorno ho avuto il piacere di essere in Romania proprio per lei. Ecco qualche scatto. mi sono poi diretta verso la Serbia.  

Beh uno spettacolo. E’ come trovarsi nel mondo delle favole. Per arrivarci. Ehm. Non è proprio a portata di mano. Anzi. Ma come dice papà i posti più belli non sono facilmente raggiungibili – lui chiaramente si riferisce a Livigno in primis 😛


Sono cose che fanno bene agli occhi. Ultimamente più che mai mi sono stufata di girare le città. A meno che abbiano davvero qualcosa di particolare e “diverso”. Ho anche smesso di fotografare tutti i soliti monumenti. Ed ecco un’altra cosa che mi ha detto papà qualche tempo fa: che le città bene o male sono tutte uguali. Ecco che a volte quel che ti viene trasmesso si materializza e diventa TUO.

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E dunque sempre di più sono disposta a muovermi. A fare km e km. Per vedere questi angoli di paradiso. E’ la natura propria che dona il bello. A volte anche quando si fonde con quello che l’uomo ci combina insieme. In modo armonico. Bajina Basta per esempio. In Serbia. La pace di una casetta incantata nel mezzo del fiume Drina. Nel parco nazionale Tara.

Ecco qui le foto serbe. Il motivo per cui nei miei album ci sono sempre foto di automobili vecchie è perchè le adoro. E spero un giorno di averne una!

A proposito di foto mi permetto di rubare immagine fighe da Google. Per gli articoli del blog. Rendono meglio l’idea rispetto alle mie scattate col telefono. Non penso che al proprietario freghi molto 😛

Una particolarità di entrambi i posti. Cascata Bigar e Bajina Basta. Non facilmente raggiungibili. Non c’erano turisti. Se non pochi locals. Per l’ennesima volta mi ha colpito la genuinità delle persone che ho incontrato. A Cacak, in piccoli villaggi e città non sono molto abituati agli small-house-grand-nature-landscape-photography-301__880stranieri. Trovi gente che ti fa lo sconto perchè gli sei simpatica e non che cerca per forza di incularti perchè sei un “turista”. La cosa bella sono i piccoli gesti che mi hanno riempito il cuore
di grande gioia: a chi ho dato un passaggio in macchina, i commessi, i baristi, la gente a cui chiedevo informazioni per esempio. Io parlavo nella mia lingua e loro nella loro. Non ci capivamo ma ci capivamo benissimo! E alla fine un sorriso e una stretta di mano. Quel che mi ricordo in serbo è “PRAVO” (non so se si scrive cosi). Significa “avanti”. “PRAVO PRAVO PRAVO”.
Beh quindi che dire. Mi piace tanto dove la gente non sa l’inglese. E mi piacciono le auto vecchie. Mi piace quando vieni a contatto con popolazioni vere. Genuine. Diciamolo: non rovinate dalla signora “civilizzazione”.

E comunque dopo Anina si va verso Belgrado. Arrivo alle 3 di notte vicino alla stazione. Trovo un ostello carino e moderno. Un ragazzo serbo mi accoglie e mi da un letto. In camera un caldo della madonna . La maggior parte dei ragazzi, donne e bambini che alloggiano li sono siriani. Scappati dalla guerra. Si fermano in ostello due o tre notti poi si spostano in centri di accoglienza in altre parti del Paese. Per poi andare verso il Nord Europa. Chiedo al ragazzo cosa si ricorda della guerra in Serbia. Mi chiede quale. Sai ce ne sono state tante qui. L’ultima. Ah quella del 1999. Avevo sei anni. Sentivo il terreno tremare a volte. Quando la NATO ci bombardava.

229647949551121d94ea45402354994_v4bigCristo. Io a 6 anni giocavo in casetta. Con le mie cugine. Nel prato. E le bombe neanche sapevo cosa fossero.

E quindi insieme concludiamo che i serbi sono una popolazione forte. Mentalmente forte. Parlando degli uomini. Sono forti, non hanno paura di niente, sono fieri, maschilisti, non chiedono nulla. Mi viene in mente mio nonno Emilio. E mi ricordano un po’ gli arabi e altri popoli dell’est europa. Sguardi che più che incutermi timore mi attirano come una calamita. Mi incuriosiscono e aumentano il mio desiderio di scoprire. C’è anche un po’ di sfida. Mi invitano ad affermare uguaglianza e femminismo ancora di più.

Eh si. Ci stiamo preparando al Pakistan. Al Medio Oriente. Io. E il Mondo di Gaia. E anche a posti più remoti. Ai vari “stan”. Da un po’ di tempo ormai. E gradualmente. Dobbiamo abituarci.

Non ho più paura degli uomini. Mi sono abituata a non temerli più. La cosa vera è che dietro quella durezza c’è una dolcezza un’umanità e una tenerezza infinita. In realtà un po’ mi riconosco anche in loro.

Ricordo le prime volte in India da sola. Alla stazione. La sera. Uomini. Solo uomini. Gruppi di uomini. Nessuna donna in giro e io sola. Appena vedevo una donna mi sentivo bene. Non più sola. Altrimenti mi sentivo guardata. Osservata. Solo perchè ero una donna. Perchè ero bianca. In tanti momenti avrei voluto essere un uomo per non ricevere attenzioni, sguardi intensi e continui. Sarebbe stato facile per me girare il mondo. Molto più facile. Sicuro.

Women supportL’India è stato il primo paese al mondo dove ho avuto l’esperienza e la sensazione di “vulnerabilità e diversità della donna”. E via via in tanti posti fino a tornare in Europa. Dove negli Anni Sessanta avrei lottato con le femministe più sfegatate. Di sicuro. Ed ecco quindi anche nel Vecchio Continente un maschilismo imperante. C’è in tutto il mondo. Nascosto. O meno nascosto. C’E’.

E quindi questa è una delle mie “lotte”. Cha da anni sento e porto avanti. Tra successi e delusioni. Tra soddisfazioni e rabbia. Non di essere un uomo. Chiaro. Ma un essere umano. Capito e riconosciuto alla stessa maniera di quello chiamato “sesso forte”. E certo, non c’è cosa più difficile da far capire a popoli radicati nell’idea che, comunque, il maschio è superiore.

Una delle più difficili ma anche tra le più interessanti sfide.

E sicuramente non accetto di essere donna come “dovrebbe essere una donna” , di essere “femminile” per forza,  nonchè di trasformarmi in quel che non sono per piacere all’uomo. Anche perchè la prima persona a cui dobbiamo piacere, uomini o donne, è a noi stessi.

The Bigar Waterfall. Damn it is been one year. Or more. Since I want to see it. And the other day I had the pleasure of being in Romania because of the waterfall. Here some snaps. I then headed to Serbia.
Well a show. It is like being in the world of fairy tales. To get there. Um. It’s not really handy. On The Contrary. But as dad says the most amazing places are not easy to reach – he clearly refers to Livigno firstly 😛

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These are things that are good for the eyes. Lately more than ever I’m sick of going around the cities. Unless they have something very special and “different.” I also stopped to photograph all the usual monuments. And here’s another thing my father said a while ago: that the cities are more or less all the same. Here it is. What will be transmitted it materializes and becomes YOUR.
And so more and more I am willing to move. To do kilometers and kilometers. To see these corners of paradise. And it is the nature that transmit the real beauty. Merged with what man combines harmoniously. Bajina Basta for example. In Serbia. A feeling of peace by the enchanted cottage in the middle of the river Drina. In the national park Tara.

Here are the serbian pictures. The reason why in my albums there are always photos of old cars is one: I love them. And I hope one day to have one !

Talking about photos, I might steal cool images by Google. Only for blog articles. They give a better idea than my shot with the phone. I do not think the owner care much 😛

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A peculiarity of both places. Bigar cascade and Bajina Basta. There were not easy to reach. There were no tourists. Just a few locals. Once again I was struck by the generosity of the people I met. In Cacak, in small villages and towns they are not very used to tourists. People are making you a discount because you’re nice and that’s not trying to force pounding your butt because you are a “tourist”. Nice and small things have filled my heart with great joy: to whom I gave a ride, the shop assistanta, bartenders, people who I asked for road information. I spoke in my language and they spoke in their language. We did not understood each other but we understood very well! And at the end a smile and a handshake. I recall in Serbian “Pravo” (I do not know if I write well). It means “forward”. “Pravo Pravo Pravo.”

Well then what about. I like where people do not know English. And I like old cars. And I like to come in contact with real people. Genuine. The ones not ruined by Mrs “civilization”.

Anyway, after Anina I went to Belgrade. Check in at 3 am near the station. I find a nice hostel and modern. The serbian boy greets me and gives me a bed. It is so hot in the room. Most boys, women and children who stay there are Syrians. Escaping from the war. They stop in the hostel two or three nights then moving in reception centers in other parts of Serbia. Then they go to Northern Europe. I ask the guy what he remembers of the war in Serbia. He wonder which war. You know there have been so many here. The last. Ah that of 1999. I was six years old. I felt the ground tremble at times. When the NATO was bombing us.

Jesus. When I was 6 I was playing in the small house. With my cousins. In the meadow. And I didn’t even know what a bomb was.

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And then together we conclude that the Serbs are strong people. Mentally strong. Talking about men. They are proud, male chauvinist, they are not scared to nothing. They don’t ask anything to anyone. I remember my grandfather Emilio. And they remind me a bit Arabs and other Eastern Europe populations. Their looks do not make me afraid. On The Contrary. They attract me like a magnet. They make me curious and they increase my desire to discover. There is a bit of challenge also.  They invite me to affirm equality and feminism even stronger.

Oh yeah. We are preparing to Pakistan. To the Middle East. I. And the world of Gaia. And even to most remote places. To the various “stan”. From some time. And gradually. We must get used to everything.

I am not afraid of men. Behind that hardness is a sweetness and humanity and infinite tenderness. Maybe a little I recognize myself in them.

I remember the first time in India alone. at the station. the evening. Men. Only men. Groups of men. No woman around, and I alone. Just saw a woman I felt good. No longer alone. Otherwise I felt watched. Observed. Just because I was a woman. Because I was white. Many times I wanted to be a man not to get attention, intense and continuous looks. It would have been easy for me to travel the world. Much easier. Safe.

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India was the first country in the world where I had the experience and the feeling of “vulnerability and diversity of women.” And as in so many places up to be back to Europe. Where in the 60′ I would have struggled with feminists. For sure. And there is male chauvinism in Europe today as well. There is in all the world actually. It’s hidden. Or not so much hidden. IT’S THERE.

And so this is one of my fights. The one I have been felt from many years and I keep going with it. Between success and delusions. Between satisfaction and anger. Not to be a man. Clear. But a human being. Recognised at the same manner of a man. And of course, there is nothing more difficult to make this idea clear to the people rooted in the idea that, however, the man is over.

one of the most difficult but also one of the most interesting challenge.

And definitely I do not accept to be a woman as “should be a woman”, or to be absolutely “feminine”  as well as I do not accept to transform myself is something that is not me. Just to please man. Also because the first person that we have to like, either we are men or women, is ourselves.

One thought on “Feminism. Femminismo

  1. Mamma says:

    uahoo w le donne! nn sapevo di avere una figlia femminista!
    bella la citazione finale! una grande conquista quella di essere in grado di stare da sole….e poi chi ha detto che arriva la solitudine? saper essere in sintonia con se stesse è davvero un grande dono a prescindere di quante persone ci stanno attorno…tvb

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