Two poles. Ai due poli

47.htm1Pochi giorni fa sono stata in Portogallo. Prima volta li. Algarve. Ecco qualche foto. Una regione molto bella e suggestiva. Oceano. Fitta vegetazione. Cielo blu. E bianchi villaggi.

La natura nella sua forma più maestosa.

Gli ultimi viaggi sono quasi tutti corti. Ma superintensi. Poco tempo e un sacco di cose da vedere. La verità è che torno più stanca di quando lavoro.

Ma questo fa parte dell’essere ai due estremi. Una vita ai due poli. Di sfacchinate. E riposi. Cambiamenti improvvisi e repentini. In un polo. O nell’altro. Con una base:

SE DAVVERO VUOI PUOI.

Ed ecco che si usano tutte le energie possibili e immaginabili per trovare il lavoro che vuoi per poi stufarti poco dopo. Costruire qualcosa alla stessa velocità in cui riesci a distruggerla. Essere simpatico e piacevole come il peggio indisponente. Avere i capelli lunghi come rasati. Fare carriera come lasciare tutto perchè non te ne frega più niente. Diventare vegetariano come smettere. Essere astemio come riprendere a bere alcolici. Non fumare più come ricominciare. Raggiungere Tremila amici Facebook come decidere di cancellarsi completamente. Da un mondo parallelo e irreale.  Rimane il blog per il momento. Vediamo per quanto.

Il tutto seguendo sempre quello che si sente in quel momento. Quello che davvero si sente. Un po’ d’istinto. Un po’ d’intuito. Un po’ di cuore.

Tutto questo la mia grande forza. E anche la mia debolezza.

bipolarismo

E quindi vicino ci sta chi è tosto. E chi ti vuole bene da morire. E quindi due gioielli: ma e pa innanzitutto. I fratelli. Qualche zia e cugina alle quali sono particolarmente legata. E poi degli amici preziosi sparsi in tutto il mondo.

Ma torniamo al viaggio in Portogallo. All’aeroporto di Faro aspetto l’aereo per tornare in Belgio. Incontro un ragazzo pakistano. Parliamo. Parliamo. A un certo punto mi racconta come è arrivato in Europa quattro anni fa. In camion. O meglio nascosto nel cassone di un tir. O meglio cambiando una trentina di camion. Un viaggio di 40 giorni. Interminabile e faticoso. Passando per Iran Iraq Turchia Bulgaria fino a raggiungere il Portogallo. Giorni senza mangiare. Rischio di morte in ogni istante e sopratutto nel pezzo a piedi sulla neve in Turchia dove possono arrivare spari. Dice che quando è arrivato in Portogallo ha chiesto dove fosse perchè non lo sapeva. Incredibile. Per lui un ricordo doloroso. Io quasi piango. Il mondo è disperato.

Un’altro incontro che mi ha lasciata riflettere è stato tre mesi fa all’areoporto di Kathmandu. Il giorno malinconico in cui lasciavo il Nepal. Incontro un signore nepalese e sua moglie che da anni vivono in Inghilterra. Mi dice che per vent’anni ha accettato di fare un lavoro tremendo per soldi e per assicurarsi la pensione. Il militare per il governo britannico. Per vent’anni è stato mandato in Afganistan, Iraq ecc. Come militare di terra. A sparare alla gente. Mi dice che ora è in pensione e vuole dimenticare tutto quello che è stato. Iniziare una nuova vita.

10991152_1547293022216268_4541198938162969973_nL’ho sentito ieri, come altri amici nepalesi. Tutti senza parole, tutti molto provati. E’triste pensare al terremoto, a tutta la gente coinvolta e alle famiglie delle vittime, agli interi villaggi e strade distrutte. Ma perchè cazzarola?

E se fosse un messaggio estremo di Dio per dire che l’Occidente deve aiutare? Oppure la ribellione della Natura a tutto quello che l’uomo ha distrutto?

Un’altro incontro che mi ha segnata è stato in India un paio di anni fa con un ragazzo mediorientale (non specifico lo stato). Tutt’oggi mio amico. Un ragazzo molto intelligente che ha studiato ingegneria. Lui sapeva come produrre le armi. Nella sua faccia il dolore, la tristezza. Nei suoi occhi la guerra e tanta durezza. E la voglia di ricominciare da zero. Mentre parlava avevo paura. Poi mi sono fidata e abbiamo viaggiato insieme. Un giorno si è messo a piangere. Per un passato che avrebbe voluto cancellare.

E sempre parlando d’incontri. Amo parlare con le persone anziane. Ascoltare i loro racconti e le storie della loro era e della loro giovinezza. Dei loro tempi e delle loro fatiche. Partendo da mia nonna.

Sono soprattutto questi pezzi di vita vissuta che danno ragione al viaggio. Affascinano, cambiano la prospettiva delle cose, ti fanno riflettere davvero. Sono quei pezzi che ti fanno vedere come tutto sia cosi maledettamente sbagliato e ingiusto.

Eppure una ragione a tutto questo c’è. Per forza.

disturbo-bipolare-gruppo-clinicoA few days ago I was in Portugal. First time there. Algarve. Here are some photos. A very beautiful and charming region. Ocean. Dense vegetation. Blue sky. And white villages. The nature at its most majestic.

The last trips are short. But superintensive. A little time and a lot of things to see. The truth is that I come back more tired than when I work.

But this is part of being at the extremes. A life at the poles. Of drudgery. And rest. Sudden and unexpected changes. In a pole. Or in the other. With a base:

IF YOU REALLY WANT YOU CAN.

Disturbo-Bipolare-diagnosiI use all the imaginable energy  to find the job I want and then get fed up soon after. Building something as fast as I can destroy it. Be nice and pleasant as the worst irritating one. Have long hair like shaved. Build a career and then leave everything because I do not care anymore. Become a vegetarian like quitting. Being a teetotaler as resume drinking alcohol. Do not smoke like starting. Reach 3000 Facebook friends as deciding to delete myself from Facebook. From a parallel and unreal world. There is the blog now. We’ll see for how long.

All of these just following always what I feel at that moment. What I really feel at the moment. A bit of instinct. A bit of intuition. A bit of heart.

Here are the two poles. This is my greatest strength. And my weakness too.

Therefore next to me there are the though ones. The ones who loves me to death. So then two jewels: mum and dad first. Brothers. Some aunts and cousins who are very close to me. And then some of the precious friends around the world.

Let’s go back to the Portugal trip. At Faro Airport I met a Pakistani guy. We talked. And talked. At one point, he told me how he arrived in Europe four years ago. By trucks. Or rather hidden in the back of a truck. Or rather changing thirty trucks. A journey of 40 days. Interminable and exhausting. Passing by Iran Iraq Turkey Bulgaria to reach Portugal. Days without eating. Risk of death at all times and especially in the long walk in the snow in Turkey where he could get shots. He told me that when he arrived in Portugal he asked where he was. He did not know that. Unbelievable. For him, a painful memory. I almost cried. The world is desperate.

Another story that left me speechless was three months ago at Katmandu airport. The sad day when I left Nepal. I met a Nepali men and his wife, who are livign in England from long time. He told me that for twenty years he did a tremendous job for money and to make sure about the retirement bonus. The military for the British government. For twenty years he was sent to Afghanistan, Iraq and so on. As a ground military. Shooting people. He told me that now that he is retired, he wants to forget all that has been and start a new life.

10846075_1547284705550433_3455386990955226386_nI talked with him yesterday, like with other friends from Nepal. All without words, all very shoked. It is sad to think of the earthquake, all the people involved and the victims of the families, entire villages and roads destroyed. But damn why?

Was that an extreme message of God to say that the West must help? Or the rebellion of the Nature against the destroy of human being?

Another meeting that marked me was in India a few years ago with a guy from the Middle East (I don’t specify the state). Still my friend. A very smart guy who studied engineering. He knew how to produce weapons. In his face the pain, the sadness. In his eyes, war and a lot of toughness. And the desire to start from scratch. As he spoke I was afraid. Then I trusted him, and we traveled together. One day he started crying. For a past that he would like to erase.

Talking about encounters. I love to talk with the eldery. To listen to their stories and about their era and their youth. About their time and their struggles. First of all from my grandma.

These pieces of real life give more meaning to the travel. They are fascinating, they change the perspective of things, really make me think. Those pieces let me see how everything is so damn wrong and unfair.

Yet there is a reason for all this. For sure.

2 thoughts on “Two poles. Ai due poli

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